sabato 14 dicembre 2013

Mattia, le cose belle arrivano: per Pieraccioni canta Un fantastico via vai

"Se non ti stanchi di aspettare, le cose arrivano". È l'ultima frase di un film di Leonardo Pieraccioni "Finalmente la felicità", frase quanto mai profetica per Mattia Pattaro, in arte Colore: da cantante veronese, apprezzato ma sconosciuto ai più con sogni di gloria nel cassetto, e che per vivere fa il grafico pubblicitario, a colui che ha scritto e cantato la colonna sonora dell'ultimo film di Pieraccioni in uscita il 12 dicembre "un fantastico via vai".

Se non visualizzi correttamente il videoclip clicca qui 

"Nella mia vita ho conosciuto tante persone nell'ambiente dello spettacolo. Leonardo ha un enorme pregio, quello di essere umile. Non mi ha pescato da una lista di raccomandati. Ci siamo conosciuti via email, semplicemente". Tutto per Mattia è nato grazie a una email, inviata al regista dopo aver visto "finalmente la felicità": è stato così preso da quella frase da sentire l'impulso di scrivergli e complimentarsi. E il regista gli risponde. Mattia gli dice chi è: un cantante, un autore. Da sempre, fin da quando ha 13 anni, passati a suonare nel garage di casa con la band, i Dioniso, cui per molto ha preso parte come voce, per poi intraprendere la strada da solista con il nome di Colore. 
Ma il mondo artistico (e non) sa essere crudele e capriccioso: a volte il talento non basta, bisogna anche avere alle spalle la casa discografica giusta, oltre a un pizzico di fortuna. 
Mattia coltiva il suo sogno negli anni, partecipa anche alle selezioni di Sanremo 2010, in cui tutti restano folgorati (ma ahimè, come detto prima, a volte il talento non basta). È sempre a un passo dal farcela. Per lui manca sempre "tanto così", un soffio. Vince premi, riconoscimenti, incide cd, Fiorello lo trasmette su Viva Radio2. Cresce, matura musicalmente, è più consapevole di se stesso e delle sue capacità, nonostante sia sempre molto, forse troppo, severo con se stesso, pretendendo sempre il meglio. Gli anni passano. Ma "il botto" non arriva. La Grande Occasione, quella della vita, è sempre a un millimetro da lui.

Mattia però non si stanca di aspettare. E, (Pieraccioni docet), le cose alla fine per lui sono arrivate.
Da giovedì nelle sale dei cinema è sbarcato il nuovo film di Pieraccioni, "Un fantastico via vai", e tra gli artisti che hanno contribuito alla colonna sonora, c'è anche Mattia.
Sembra passato un secondo da quest'estate, quando ricevette la bella notizia, la "missione" cioè di creare, comporre, suonare e cantare una canzone per il film.
"Un giorno taglio l'erba in giardino, e squilla il telefono. Era Leonardo Pieraccioni in persona. Mi dice che stanno girando ad Arezzo il film e mi invita. E mi dice "Mattia, mi piacerebbe girare il videoclip del brano". Vado ad Arezzo, c'erano gli autori del cast e abbiamo girato il clip che ha sceneggiato, interpretato e curato Leonardo. È stato bravo, mi ha tenuto allo scuro di tutto per due mesi, durante le riprese. Nel video sono presenti tutti: dagli autori del film al film stesso, una sorta di omaggio ai collaboratori del film". 

A volte si incontrano persone che ti possono cambiare la vita. Che hanno l'umiltà e la saggezza di ascoltarti, dandoti attenzione. E, se davvero le tue idee sono buone, se il tuo talento spicca, se la strada è quella giusta, la porta che bussi si apre. Allora qualche volta può succedere: queste persone possono riconoscere e far brillare il tuo talento, cambiandoti la vita. 
Così come (ci auguriamo) sta succedendo a Mattia.

giovedì 28 novembre 2013

La rivincita di Carmelo: da borsista a 800 euro a manager in Asia

Questa storia è più lunghetta rispetto alle altre: ma vale la pena leggerla. Mettetevi comodi...

Per lui conversare con una telecamerina a 10mila chilometri di distanza è del tutto normale.

D’altronde, anche qualche importante colloquio di lavoro si è svolto davanti alla webcam di Skype. Carmelo Ferlitosangue siciliano nelle vene, ma nato e cresciuto a Verona, oggi vive a Subang Jaya, città della cintura urbana di Kuala Lumpur, Malaysia. Nel piccolo schermo proiettato dall’altra parte del mondo si intravede Meilinasua moglie, fare avanti e indietro dalla stanza. Raramente Carmelo è a casa: la maggior parte del tempo è in viaggio, da Jakarta a Saigon a Manila, da Hyderabad a ChengDu a TaipeiPerché per quasi tre anni questo trentenneborsista universitario a Verona con molto talento e poche speranze, è stato Regional Sales Manager dell’Asia per Chore-Time Brock International, multinazionale produttrice di equipment automatici per gli allevamenti avicoli, parte della Berkshire Hathaway di Warren Buffett, il magnate statunitense chetanto per capirci, è il terzo uomo più ricco al mondo. Per poi passare, di recente, a ricoprire il ruolo di Sales Director Asia per Jansen Poultry Equipment, una multinazionale olandese dello stesso comparto.

Sia alla CTB (una “goccia” nell’impero di Buffett, registrando “solo” 2mila dipendenti e 1.5miliardi di dollari di fatturato), che alla Jansen, Carmelo si occupa di una fetta di mercato importante e in espansionel’Asiadapprima focalizzato sulla parte sud, dal Pakistan all'Indonesia, mentre oggi le sue responsabilità lo portanto anche a nordCina, Korea a Giappone.

 

Il bello è che questo mestierequando si è laureato in Economia nel 2003, non era affatto nei suoi pianiIl suo sogno era diventare professore universitario, ricercatore a Verona. 

Ma si sa, in Italia la carriera universitaria è utopia per molti e privilegio per pochi. Per realizzare il suo sogno si svegliava alle 5 del mattinolavorando in un’agenzia di rassegna stampa a Verona per arrotondare gli 800 euro al mese che il dottorato gli davaNonostante premi e pubblicazioni però la carriera universitaria decollava a singhiozzofa pure avanti e indietro da Macerata (dove aveva vinto una borsa di studio) a sue spese. Ma di sogni non si campaalmeno non per sempre, e la resa dei conti prima o dopo la devi affrontareProspettive non ce n’erano. Mi rassegno e accetto l’offerta di una piccola azienda veronese che produce prodotti per l’incubazione di uova di pollo”, la Best Poultry Technology, prima azienda che gli offre la possibilità di misurarsi nelle vendite e di viaggiare per il globoscoprendo l’Asia.

Stare in mezzo alle uova di gallina non è la sua ambizione, lo vede più come uno smacco che un'occasioneCosì Carmelo inizia da zero in un mondo che non conosce, e che da economista letterato un po’ snobba. Ma è bravo. “In modo del tutto casuale mi trovo ad aprire il mercato asiatico. Pensavo di non essere tagliato per le vendite, ma i risultati dicevano il contrarioho imparato un mestieree di questo ringrazio i miei primi titolari, Renato e Bruno, che si sono fidati di me; ho imparato a viaggiare e ho portato a casa risultati importanti”.


In una delle tante fiere in giro per il mondol’incontro che gli ha cambiato la vita. Chore-Time era rimasta scoperta sull’Asia. volevano lui. Fa tre colloquiil primo dei quali via Skype; il secondo in Olanda e l’ultimo a Bangkok. Mi hanno proposto di lavorare in Malesiatriplo stipendio di quello che prendevopiù incentivi legati agli obiettivi”. 

E, sorpresastavolta è il suo sogno universitario che insegue lui: diventa anche Visiting Professor in Storia del Pensiero Economico presso il campus malese dell’australiana University of Wollongong e Senior Fellow per l’Institute for Democracy and Economic Affairs di Kuala Lumpur.

I media lo cercano, lo intervistano, pubblicano i suoi editoriali: per The Edgeil principale settimanale economico-finanziario maleseoltre che per il quotidiano The Starmentre il prestigioso Asia360° News di Singapore lo ha intervistato su temi di attualità e sulla crisi economicasuo tema di ricerca.

Da Warren Buffett a una nuova avventuraadesso Carmelo è, come accennato, Sales Director Asia per l’olandese Jansen.

Per pochi giorni, di recente, è ritornato in Italia: ma solo per presentare il suo nuovo libro,Economica FeniceDalla crisi alla rinascenza”, edito in Italia da Solfanelli, ma uscito anche in inglese per i tipi della Nova Publishers di New York con il titolo “Phoenix Economics”.

Tuttaviaquello che ha non è gratis. “Il prezzo che pago è non poter vedere i miei genitorii miei amici ogni volta che ne ho vogliaOggi sono felicesposato con una donna che amo moltissimo. Ma non è stato sempre cosìsono stato molto solo, con nessuno con cui condividere gioie o paureEccoquesto è il prezzo del mio rilancionon ho potuto permettermi di essere tristeIl mio consiglio ai giovaniAbbiate il coraggio di affrontare le occasioni che vi si presentano”.

mercoledì 13 novembre 2013

Il sogno nel piatto

C’è chi mette i sogni nel cassetto, e chi li mette direttamente nel piatto. Come Maria Cristina Tabacchi, veronese, che dopo una vita passata nel mondo del commercio ha deciso (a 55 anni), di mettere le mani in pasta. Letteralmente. "La mia passione è la cucina, così ho ricominciato a studiare e a intraprendere quel percorso, grazie anche a Verona Innovazione, che mi ha fatto diventare quello che sono: uno chef". A domicilio, però. 
Lezioni di cucina, tradizionale ovviamente, Maria Cristina fa anche la cuoca "in prestito" di chi, per esempio, vuole organizzare una bella cena tra amici, o un pranzo per un’occasione speciale. "Posso rispondere a qualsiasi esigenza della clientela, solitamente", spiega lei. Insegna a cucinare, anche. Per chi come lei ama mettere le mani in pasta.

La scelta, è arrivata quasi per sfinimento. Di quella parte di lei che ancora spingeva per realizzarli, quei sogni. "Sa, ho un’età. E ho pensato, ‘se non ora, mai più’. Il pensiero non mi faceva dormire di notte, avevo proprio il desiderio di intraprendere questa strada, per me la cucina è un processo creativo. Dopo tanti anni in un settore che non mi stimolava, mi sono detta: me lo devo!"
Ora Maria Cristina sta riscoprendo le vecchie ricette, "con testimonianze di nonne, zie, bisnonne… spero di raccoglierle in un libro: è un progetto, per ora". La famiglia? Mi sopporta, più che supporta!", scherza lei, che è sposata.


Ma i sogni non finiscono qui. L’anno prossimo Maria Cristina sbarcherà negli Usa, a insegnare le ricette Made in Italy (anzi, Made in Verona). "Il piatto che preferisco? Gnocchi con burro, cannella e grana. Ci vorrebbe anche lo zucchero, ma io non lo metto". A me ha fatto venir fame. E a voi?



Per informazioni, la pagina Facebook di Maria Cristina si chiama "il sogno nel piatto". La trovate anche al sito internet www.cuocainprestito.it

giovedì 7 novembre 2013

Un'ottima annata (con la food&wine personal shopper)

Chiara aveva quello che metà degli italiani sognano di avere: un contratto a tempo indeterminato in una grande multinazionale. Ma a 40 anni ha fatto una scoperta: il posto sicuro ti permette di pagare l'affitto, ma non necessariamente dà la felicità. Non per Chiara, almeno. Non era il lavoro dei suoi sogni, non era quello che voleva fare nella sua vita. Piuttosto che subirla, anche se tutti le davano della folle vista la crisi in corso, Chiara ha preso la sua vita di petto, ha mollato il posto sicuro e ha aperto partita IVA. Scommettendo sulle sue passioni e sul bel territorio che la circonda: le colline veronesi, le bellezze del territorio, il buon vino e le specialità culinarie.

E così prodotti, tradizioni, territorio per lei sono diventate un tris d'assi vincente. Di più: sono diventate un lavoro: Chiara fa la wine&food personal shopper di prodotti del territorio. A prova di turismo: "mi sono dedicata all'enogastronomia per turisti stranieri: li coccolo, li porto a scoprire il territorio e le sue specialità enogastromiche. E a loro piace". Arrivano dal Nordeuropa, dall'Australia e dal Sud America. E, "quando ti scrivono una lettera per Natale, dove ti dicono che stanno per stappare il vino comprato insieme, ti ringraziano della bella esperienza, e promettono di ritornare, per me non c'è cosa migliore al mondo". Il classico salto nel buio a 40 anni (ma non li dimostra) l'ha trasformata in quello che voleva essere, ma soprattutto la rende felice. "Sono specializzata nel territorio, la mia terra. La zona del Soave, della Valpolicella, ma anche il centro storico: i clienti li porto a fare una food&wine shopping walk on tour. Sono passeggiate enogastronomiche, dove ci fermiamo negli angoli più remoti della città per degustare magari un pezzo di formaggio, un calice di vino, un salume tipico..."

Fondamentale la promozione negli alberghi e quella nei tour operator esteri, oltre ai corsi di formazione in Camera di Commercio con Verona Innovazione, dove ci siamo incontrate raccontandomi la sua storia. Ma la mia killer question (ho imparato un termine nuovo), invadente e sfacciata, rischiava quasi di rovinare tutta questa poesia: di questo lavoro, Chiara, ci si campa o no? "Ho iniziato questa scommessa 1 anno e mezzo fa: diciamo che sono rientrata nelle spese, coprendo i costi di formazione, i corsi, la costruzione del sito. Sono prudente, ma sì: spero davvero di vincerla a pieni voti, questa scommessa". 

Per info: http://m.tobuttino.wix.com/few

martedì 5 novembre 2013

Il caffè dei sogni

Denis Zannini ha 18 anni, appena compiuti. Vive a Treviso, e per quelle 18 candeline ha deciso di iniziare a spuntare la lista dei desideri che tutti, anche se qualche volta in fondo al cassetto, abbiamo. Sfidando la crisi, la burocrazia, le tasse. Denis decide di aprire un bar. Un bar tutto suo. In qualità di dipendente (ma c'è da scommetterci che farà sicuramente di più), mamma Luciana, che fino a luglio scorso un bar ce l'aveva, ma l'ha dovuto chiudere: troppe le difficoltà. "Sei pazzo" gli dicono amici e adulti, consci di come la crisi abbia ormai azzoppato anche la (ex) locomotiva del Nordest. "Vedrete, il pazzo, come andrà avanti".

Denis lo sa i giornali li legge anche lui. Ma nonostante tutto, eccolo lì, carico di volontà, caparbietà e speranza, a mettere il primo mattone del suo futuro: inaugurerà il suo bar domani, mercoledì, e c'è da scommetterei che gli amici veri e la fidanzatina faranno il tifo per lui. L'insegna è già pronta: Dreams Cafè, il caffè dei sogni. Un nome non a caso per Denis, che a 18 anni di sogni ne ha tanti, come è giusto che sia, anche se la crisi cerca di portarseli via. "Io sono un po' preoccupata", rivela mamma Luciana "almeno, che finisca gli studi". Già, il liceo Nautico. Denis ha promesso alla sua mamma che lo finirà, frequentando le serali. In fondo scegliere di lavorare non è un dramma: sempre meglio di chi studia per lavorare, ma che alla fine un lavoro non lo trova.

Magari Denis si ritroverà a fare le ore piccole, per finire di studiare. Ma la mattina, con le occhiaie e la voglia di dormire anche se è ora di cominciare a lavorare ci sarà il caffè più buono a dargli il migliore dei buongiorno: il caffè dei sogni.